Il dolore al gomito esterno è una delle lamentele più comuni tra i pazienti che il Dr. Luca Mazzucchelli riceve nel suo studio di Parma. L’epicondilite — o “gomito del tennista” — colpisce non solo gli sportivi, ma soprattutto lavoratori che compiono movimenti ripetitivi con il braccio: elettricisti, carpentieri, informatici, musicisti, cuochi. Nonostante il nome evochi il tennis, solo il 5-10% dei pazienti con epicondilite è un tennista. La buona notizia è che, con il trattamento fisioterapico corretto, la grande maggioranza dei pazienti guarisce senza bisogno di infiltrazioni o interventi chirurgici.
Cos’è l’epicondilite e perché si sviluppa
L’epicondilite laterale è una tendinopatia degenerativa a carico del tendine comune degli estensori del polso e delle dita, in particolare del tendine del muscolo estensore radiale breve del carpo (ECRB), nella sua inserzione sull’epicondilo laterale dell’omero.
Come la fascite plantare, l’epicondilite è più correttamente definita una tendinopatia che una vera infiammazione: le biopsie mostrano degenerazione del collagene, proliferazione vascolare disorganizzata e assenza di cellule infiammatorie classiche. Questo spiega perché i soli antinfiammatori abbiano un’efficacia limitata nel lungo termine.
Il meccanismo di sviluppo è il microtrauma ripetuto: ogni contrazione dei muscoli estensori del polso trasmette una tensione sull’inserzione epicondiloidea. Quando il carico supera la capacità di recupero del tessuto, si genera la degenerazione tendinea.
Cause e fattori di rischio
L’epicondilite è una patologia da sovraccarico, spesso legata a:
- Movimenti ripetitivi di estensione del polso o pronazione-supinazione dell’avambraccio
- Attività sportive con impugnatura (tennis, padel, golf, sollevamento pesi)
- Uso prolungato di mouse e tastiera in posizione scorretta
- Lavori manuali: elettricisti, idraulici, muratori, meccanici
- Improvviso aumento del volume di attività (es. inizio di nuovi sport o lavori fisici)
- Debolezza muscolare del polpaccio, cioè dell’avambraccio, e scarsa flessibilità
La fascia di età più colpita è tra i 35 e i 55 anni. Il braccio dominante è interessato nel 75% dei casi.
Sintomi: come si riconosce il gomito del tennista
Il sintomo principale è il dolore localizzato all’epicondilo laterale, che si irradia spesso lungo la faccia esterna dell’avambraccio fino al polso. Il dolore è tipicamente:
- Provocato dalla presa degli oggetti, soprattutto se pesanti
- Accentuato dalla torsione del polso (aprire un barattolo, stringere la mano)
- Presente durante movimenti specifici come il rovescio nel tennis o l’uso del martello
- Assente o lieve a riposo, almeno nelle fasi iniziali
Con l’evoluzione verso la cronicità, il dolore può diventare costante e limitare anche i gesti quotidiani minimi. La forza della presa si riduce progressivamente e il paziente riferisce una sensazione di “debolezza” al braccio.
Diagnosi: valutazione clinica e strumentale
La diagnosi di epicondilite è clinica. I test più utilizzati sono il test di Mills (dolore all’epicondilo con estensione del gomito, pronazione dell’avambraccio e flessione passiva del polso), il test di Cozen (dolore con estensione resistita del polso) e la palpazione dell’epicondilo laterale.
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Dr. Luca Mazzucchelli — Fisioterapista e Osteopata a Parma
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L’ecografia muscoloscheletrica è l’esame strumentale di prima scelta: permette di visualizzare l’ispessimento tendineo, le aree di degenerazione, l’eventuale calcificazione o lesione parziale e di guidare, se necessario, eventuali infiltrazioni ecoguidate. La RMN è riservata ai casi con sospetta lesione completa del tendine o diagnosi differenziale dubbia.
Il Dr. Mazzucchelli esegue sempre una valutazione completa che include la biomeccanica del gomito, del polso e della spalla, per identificare eventuali fattori contribuenti prossimali (rigidità cervicale, tensione neurale del nervo radiale) che mantengono attiva la tendinopatia.
Trattamento fisioterapico dell’epicondilite
Il trattamento dell’epicondilite varia in base alla fase (acuta, subacuta, cronica) e alla gravità delle lesioni tendinee.
Nella fase acuta si mira al controllo del dolore e alla protezione del tendine: riduzione del carico sull’avambraccio, utilizzo di brace epicondiloidea (fascia di scarico), crioterapia, tecarterapia e laser terapia per ridurre il processo degenerativo locale.
Nella fase di riabilitazione si introduce il protocollo di esercizi eccentrici e isometrici, che rappresentano il cardine del trattamento moderno delle tendinopatie:
- Esercizi isometrici (prima fase): contrazione statica degli estensori del polso, documentati per ridurre il dolore in modo rapido senza stimolare ulteriore degenerazione
- Esercizi eccentrici progressivi: abbassamento lento del polso con peso in mano, con progressione del carico nelle settimane successive
- Rinforzo funzionale: esercizi di presa, resistenza all’avambraccio, ripristino della forza nelle attività specifiche
Le onde d’urto focali rappresentano uno strumento prezioso nei casi cronici (oltre 6 mesi): stimolano la neovascolarizzazione e la produzione di collagene, con tassi di successo superiori al 70% nei casi refrattari.
La neuromobilizzazione del nervo radiale è indicata quando alla tendinopatia si associa una componente di irritazione neurale, che si manifesta con bruciore all’avambraccio e sensibilità aumentata lungo il territorio di distribuzione del nervo.
Cosa dice la ricerca scientifica
Una revisione sistematica di Bisset et al. (2011 — Mobilisation with movement and exercise, corticosteroid injection — BMJ) ha dimostrato che la fisioterapia (terapia manuale + esercizio) produce risultati superiori alle infiltrazioni di cortisone a 52 settimane, con un tasso di guarigione completa dell’83% versus il 69% delle infiltrazioni.
Uno studio di Coombes et al. (2015 — Efficacy and safety of corticosteroid injections and other injections for management of tendinopathy — Lancet) ha confermato che le infiltrazioni cortisoniche, seppur efficaci nel breve termine, sono associate a un tasso di recidiva più elevato a 12 mesi rispetto alla fisioterapia isolata.
Quando rivolgersi al Dr. Mazzucchelli
È consigliato prenotare una valutazione fisioterapica se:
- Il dolore al gomito persiste da più di 4 settimane
- Il dolore si acuisce con la presa degli oggetti o le attività lavorative
- Hai già fatto infiltrazioni senza miglioramento duraturo
- Vuoi tornare al tennis, al padel o ad attività fisiche che coinvolgono il braccio
- Il gomito ti sveglia di notte o limita la tua giornata lavorativa
Domande frequenti sull’epicondilite
L’epicondilite guarisce da sola?
Con il solo riposo può migliorare temporaneamente, ma tende a recidivare al ripristino delle attività se non si interviene sulle cause biomeccaniche. La guarigione spontanea completa richiede 12-18 mesi; con la fisioterapia i tempi si riducono a 6-12 settimane.
Devo smettere di giocare a tennis o padel?
Non necessariamente. In molti casi è possibile continuare con modifiche alla tecnica, alla racchetta e al programma di allenamento. Il Dr. Mazzucchelli fornisce indicazioni specifiche per mantenere l’attività sportiva durante il recupero.
Le onde d’urto fanno male?
Il trattamento con onde d’urto può provocare un leggero fastidio durante la seduta, che si risolve nell’arco di poche ore. Non richiede anestesia e non prevede tempo di recupero post-seduta.
Bisogna operarsi per l’epicondilite?
La chirurgia (release percutaneo o artroscopico del tendine) è indicata solo nel 10% circa dei casi, dopo almeno 12 mesi di trattamento conservativo ottimale fallito. La grande maggioranza guarisce con fisioterapia e onde d’urto.
Prenota la tua valutazione a Parma
Se soffri di dolore al gomito che limita il lavoro, lo sport o le attività quotidiane, contatta lo studio del Dr. Luca Mazzucchelli per una valutazione fisioterapica personalizzata.
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